Statistica e studi
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Un quadro in transizione tra tenuta locale e instabilità globale
Il Rapporto 2026 traccia l'immagine di un'economia fiorentina che si trova ad affrontare un contesto operativo di estrema complessità, muovendosi all'interno di una fase di transizione tra un 2025 di sostanziale tenuta e un 2026 profondamente condizionato dall'instabilità geopolitica. Il 2025 si è chiuso per Firenze con un bilancio moderatamente positivo, evidenziando una crescita contenuta che aveva e intorno all'1%, legata al comparto dei servizi e ad un rimbalzo manifatturiero nel secondo semestre insieme ad una moderata ripresa di consumi e investimenti sostenuta in parte dagli incentivi legati alla transizione tecnologica. Tuttavia, lo shock dominante del 2026, innescato dalla crisi iraniana e dal conseguente blocco dello stretto di Hormuz, ha di fatto limitato la portata di questa fragile ripresa. L'economia locale è stata così portata sull'orlo della stagnazione, con una crescita stimata al ribasso allo +0,5% per l'anno in corso (scenario di base), accompagnata dal rischio di scivolare verso scenari lievemente recessivi qualora le tensioni in Medio Oriente dovessero inasprirsi. Il temporaneo aumento dei costi energetici, con il petrolio salito a ridosso dei 100 dollari al barile, ha riattivato spinte inflazionistiche che minacciano il potere d'acquisto delle famiglie, specialmente quelle a reddito medio-basso, portando a una generale prudenza nelle spese e rallentando così i consumi interni.
Riguardo al comparto manifatturiero (osservatorio sulla produzione manifatturiera) e all'interscambio commerciale, emerge un panorama segnato da forti polarizzazioni. Sulla carta, nel 2025 le esportazioni fiorentine hanno registrato una crescita straordinaria del +41,4%, andando oltre la soglia dei 34 miliardi di euro, con una produzione industriale protagonista di un deciso rimbalzo nella seconda metà dell'anno. Tuttavia, questa brillante apparenza contabile è stata sostenuta essenzialmente da due eventi distorsivi: in primo luogo, il traffico logistico e di perfezionamento intra-gruppo del settore farmaceutico, che ormai pesa per oltre la metà dell'intero export provinciale; in secondo luogo, il fenomeno del frontloading, ossia l'anticipo massiccio delle consegne verso gli Stati Uniti attuato dalle imprese per eludere l'impatto dei nuovi dazi americani. Depurando i numeri da queste eccezionalità, i settori manifatturieri tradizionali rivelano dinamiche meno intense.. Le stime per i primi mesi del 2026 prefigurano dunque un nuovo e fisiologico rallentamento, anche se meno intenso rispetto all’anno scorso.
Il settore turistico appare in discreta tenuta anche se ancora di poco inferiore allo straordinario livello raggiunto nel 2019 (includendo anche i turisti non ufficiali): nel 2025 si sono registrate oltre 13,3 milioni di presenze ufficiali, che salirebbe a circa 18 milioni con le presenze non ufficiali. Per il 2026 prevale un cauto ottimismo orientato alla conservazione dei volumi acquisiti: nonostante l'incertezza geopolitica, il temporaneo rincaro dei voli aerei e le spinte inflazionistiche tendano a limitare le tratte turistiche a lungo raggio, si prevede che il bacino fiorentino mantenga saldamente il livello dei 13 milioni di presenze ufficiali, aiutando a stabilizzare i servizi ricettivi metropolitani.
Il mercato del lavoro locale si è distinto per la sua capacità di ammortizzare gli shock macro esterni. Le aziende fiorentine, timorose di disperdere le preziose competenze tecniche in un panorama di scarsità di manodopera, hanno adottato politiche di mantenimento del personale (il cosiddetto labor hoarding), preferendo ammortizzatori sociali come la cassa integrazione. Nel 2026 la difficoltà di reperimento tende a rallentare, ma rimanendo di poco inferiore al 50% considerando che lo shock potrebbe portare ad un minor numero di assunzioni piuttosto che aumentare le dismissioni dirette.
Per la demografia d'impresa, il 2025 ha segnato un'incoraggiante inversione di tendenza, registrando per la prima volta dal 2021 un saldo positivo e in espansione tra nuove iscrizioni e cessazioni (+574). Pur rilevando un lieve incremento fisiologico delle procedure di scioglimento e liquidazione , il tessuto imprenditoriale si caratterizza per una chiara dicotomia: da un lato vi è la tenuta e la crescita delle attività terziarie, come i servizi alle imprese e alle persone, e dall'altro il perdurare delle difficoltà nel comparto manifatturiero, che risente di un sistema moda in fase di riorganizzazione, e in quello agricolo. Sebbene le ditte individuali rappresentino ancora quasi la metà delle realtà attive, prosegue la costante ascesa e il consolidamento delle società di capitali. Analizzando proprio i bilanci di queste ultime nel quadriennio 2021-2024, emerge un quadro di decisa solidità strutturale, con le società di capitali fiorentine arrivate a generare oltre il 37% del valore aggiunto provinciale. Nonostante un lieve rallentamento nel 2024, evidenziato da una flessione del reddito operativo dovuta ai maggiori ammortamenti derivanti dagli investimenti passati , il tessuto produttivo ha mostrato una notevole capacità di tutelare i propri margini assorbendo le pressioni sui costi. Tuttavia, le prospettive per il biennio 2025/26 impongono una notevole cautela: in uno scenario avverso dominato dalle incertezze geopolitiche e dal caro energia, si teme una compressione dei margini operativi e una stagnazione dei nuovi investimenti, criticità che richiederanno modelli di governance aziendale sempre più agili e orientati al cambiamento.
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